Oggi ho visto due innamorati.
Erano davanti alla chiesa di San Quirico.
Si abbracciavano in silenzio, incuranti dei turisti che passavano a fianco.
Ho guardato le mani di lui. Le sue dita si sono infilate fra i capelli della sua amata, dietro la nuca.
La proteggeva.
Forse le bisbigliava qualcosa all’orecchio. Lei appoggiava la guancia sulla spalla del ragazzo. Aveva gli occhi chiusi e improvvisamente lo ha stretto più forte a sé.
Erano una cosa sola.
C’era una potenza invincibile in quei gesti.
Nulla poteva rompere quel momento e se qualcuno, passando, avesse detto loro che quello sarebbe stato il loro ultimo abbraccio lo avrebbero scacciato. Dopo essersi stretti ancora più forte, gli avrebbero fatto paura.
Questo ho pensato osservando due persone che si amano.

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Ancora
Bramare
Beati
Regali
Affinchè
Cieli
Cadano
In
Oasi

A te che vieni.

Fai un respiro.
Non ti sembra vero, lo so.
Te la immaginavi, ma non così.
Non fissarla.
Butta occhiate e distogli lo sguardo. Si può fare, sai?
Click. Il naso, il piercing.
Click. Gli occhi, leggeremente truccati. Che vorresti baciarli. Baciarle gli occhi, ecco cosa vorresti.
Aspetta.
Click. Le braccia nude. Che è un delitto non averle al collo. Sono come il sole mattutino di giugno, fidati.
Click. Il sorriso. Ok, qui ti concedo un’altra occhiata. So che ne hai bisogno, per crederci davvero. Ti avviso: se ti ci perdi dentro non ne esci più. È un labirinto di fragole.
Ora puoi alzare le palpebre. Lascia che le pupille si avvolgano di rugiada.
Non aver timore, è veramente lì davanti a te.
Ora abbracciala.
Prendile il viso fra le mani e finalmente, con la voce bagnata dall’emozione, dillo.
“Sei bellissima. Bellissima.”

Il Drago

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Mancano due settimane all’Orobie Ultra Trail. Una sconfitta annunciata per me. Tuttavia a volte bisogna partire, nonostante il finale sia già scritto.

Voglio provare a combattere il Drago. Io piccolo, io spacciato. Io con due stuzzicadenti in mano al posto delle spade. Voglio pungerlo su una zampa e vedere, anche se per una frazione di secondo, il Drago strizzare gli occhi.

Poi mi farò mangiare.

Non c’è niente di più potente.
Tutto si annichilisce al cospetto. Parole comprese.
C’è una forma primitiva nell’amore, un istinto puro. Bianco.
Lo stupore dell’uomo che ha scoperto il fuoco. Quello sguardo, bambino, che raccoglie tutti i libri, le poesie, le gesta che hanno attraversato questa Terra.
Come si può comandare questo? Chi è in grado di lasciarlo sedimentare, di metterlo su un comodino?
Io non ce la faccio. Mi siedo davanti al fuoco, e lo osservo. Aspettando che si cheti, che le scintille smettano di ballare e le fiamme si adagino.
Illuso che il calore che sento sulla pelle bruciata si attenui con il calar della notte. Scoprendo poi che l’energia dell’amore, l’energia vera, risiede nelle
braci, che vinceranno la notte.
Braci nelle quali scorre tutto e sulle quali basta un alito di vento per renderle capaci di incendiare il mondo.

Forse è questa la linfa del mondo. Ciò che chiamiamo vita.

Non esistenza, vita.

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Mvf

Palermo-Agrigento.

Attraversando la Sicilia rurale.

Ho cercato il Cammino nelle prime luci dell’alba, assonnato.

Per centinaia di volte ho alzato lo sguardo per sbirciare la salita assolata, per poi abbassarlo sulle scarpe ormai bianche di polvere.

Ho parlato con cavalli, mucche.

Ho corso inseguito da cani, ne ho accarezzati altrettanti. Ho camminato con loro.

Ho salutato contadini, anziani. L’ho fatto di persona, oppure con un cenno ricambiato da trattori o automobili degli anni 70.

Ho spiegato loro cosa stessi facendo e, sempre, mi hanno regalato un sorriso a volte dolcemente sdentato.

Sono entrato nei bar più vecchi dei paesini, con un sonoro “Buongiorno!” Ho sogghignato  vedendo gli iniziali sguardi scrutatori trasformarsi  ben presto in sorrisi curiosi.

Ho imparato che in Sicilia con il caffè danno l’acqua alla spina.

Ho conosciuto compagni di viaggio splendidi e ho condiviso con loro parte di me.

Ho accettato di buon grado gli aspetti che si possono migliorare, comunicandoli, quando possibile, ai referenti dei paesi dove arrivavo.

Ho conosciuto i ragazzi che hanno creato la Magna Via Francigena, partita solo un paio di mesi fa e già così matura.

Sono stato coinvolto dell’enorme energia di questi ragazzi che ci credono. Credono nel loro territorio, nelle grandi potenzialità di riscatto, nel futuro della Sicilia. E che non se ne andranno.

Sono stato ricevuto, ospitato, coccolato.

Mi sono sentito protetto.

Ho abbracciato con puro affetto chi mi ha aperto la casa con fiducia, non sapendo nemmeno il mio nome.

A tavola ho goduto di sapori che non ricordavo. Ho riso con chi mi prendeva in giro per le mia scelte alimentari.

Ho bevuto fiumi di birra. Ingurgitato granite e granulose con ingordigia, con relativo mal di testa.

Ho visto una nuvola. Una. È durata un quarto d’ora. Ho sofferto tanto caldo.

Ho avuto sete.

Ho pianto.

Ho visto distese infinite di giallo, verde e nero. Ho camminato sempre con l’azzurro del cielo all’orizzonte.

Ho ingoiato infinite volte la paura. La paura che al mio Amore, in viaggio, potesse capitare qualcosa di brutto. Ho sentito che la amo, ancor più di quanto credessi. Ho gioito per lei.

Ho fatto forza, e ne ho ricevuta. Sono cresciuto, ho imparato.

Ho fatto a pugni con le mie eterne debolezze.

Ho pensato al mio futuro.

Ho guardato le stelle, e ho parlato con chi mi è stato portato via.
In fin dei conti, ho vissuto.
Sulla Magna Via Francigena.